04 Gen 2019

Legge di bilancio 2019: Nuovo regime forfettario

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Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale alla fine del mese scorso, la Legge di Bilancio 2019 (Legge n° 145 del 31 dicembre 2018) è entrata ufficialmente in vigore.

Sebbene siano già stati annunciati importanti “ritocchi” al testo di legge, si provvede a fornire un primo quadro di sintesi delle principali novità riguardanti il nuovo regime forfettario, ritenuto uno degli argomenti di maggior interesse della manovra.

Regime forfettario 2019: caratteristiche generali

Il regime forfettario 2019 prevede l’applicazione di una imposta fissa (cd. “flat tax”) del 15%, sostitutiva di IRPEF, addizionali regionali, addizionali comunali e IRAP qualora dovuta. L’aliquota al 15% è prevista per chi è già titolare di partita IVA e intende “passare” al nuovo regime, mentre per chi non ha svolto attività d’impresa o di lavoro autonomo nel triennio precedente e volesse avviare una nuova attività economica (cd. “start-up”) l’aliquota è ridotta al 5% per i primi 5 anni di attività.

Come nel precedente regime forfettario, l’imposta si applica ad un reddito determinato forfettariamente secondo specifici “coefficienti di redditività”, differenziati in base alla classe di appartenenza del contribuente (e rimasti invariati). I forfettari, inoltre, sono esonerati dall’applicazione dell’IVA e della ritenuta d’acconto in fattura, nonché dall’obbligo di fatturazione elettronica.

Estensione del regime e requisiti di adesione

Potranno aderire al nuovo regime – fermo restando il rispetto dei requisiti successivamente indicati – tutte le persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti e professioni che non avranno superato il limite di 65.000 euro nell’anno precedente. Questa è la grande novità del regime forfettario 2019: viene più che duplicata la soglia massima di ricavi o proventi annuali consentiti (da 30.000 a 65.000 euro) e viene, dunque, estesa la platea di contribuenti.

Anche per i requisiti di adesione vi sono alcune novità:

  • i limiti relativi alle spese per impiego di lavoratori dipendenti e al costo complessivo dei beni strumentali vengono eliminati: ciò significa che, per l’adesione nel 2019, non rileva se nel 2018 la persona fisica ha avuto personale dipendente per cui ha sostenuto spese superiori a 5.000 euro, o abbia utilizzato beni strumentali per oltre 20.000 euro;

  • il regime non è più escluso ai contribuenti che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente o assimilati superiori a 30.000 euro;

  • il regime è, invece, escluso:

    • a chi esercita in modo prevalente la propria attività nei confronti di datori di lavoro con i quali siano in essere rapporti di lavoro, o siano stati in essere nei precedenti periodi d’imposta (NB: in modo prevalente” suggerisce che non è inibita la collaborazione con ex-datori di lavoro se il fatturato con altri clienti è superiore a quello con l’ex-datore di lavoro!);

    • agli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che partecipano, contemporaneamente all’esercizio dell’attività, a società di persone, associazioni o imprese familiari;

    • agli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che, contemporaneamente all’esercizio dell’attività, controllano direttamente o indirettamente S.r.l. o associazioni in partecipazione che esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni (NB: la mera partecipazione in una S.r.l. non costituisce, di per sé, causa di esclusione!)

Passaggio al regime forfettario 2019: risvolti operativi

Il regime forfettario 2019 costituisce il regime “naturale” per chi nel 2018 ha applicato qualunque regime contabile, ordinario o semplificato (oppure era già forfettario / minimo), e ha realizzato ricavi o compensi non superiori a 65.000 euro. Per chi, invece, nel 2018 si trovava in un regime fiscale “per opzione”, vincolante per un triennio, e intende aderire al nuovo regime, è data la possibilità di revocare l’opzione esercitata in precedenza e procedere al passaggio.

Se si sceglie di aderire al forfettario 2019, specialmente provenendo da un diverso regime fiscale ordinario o semplificato (non forfettario / minimo), è opportuno considerare alcune importanti implicazioni operative legate alla disciplina dell’IVA:

  • IVA sui corrispettivi: non essendo più prevista l’applicazione dell’IVA nel regime forfettario, i commercianti al minuto (ipotizzando di mantenere inalterati i prezzi di vendita nel passaggio al forfettario) non dovranno più versare l’IVA sui corrispettivi, la quale entrerà a far parte dei ricavi complessivi;

  • IVA sugli acquisti: non applicando l’IVA in fattura, i forfettari perdono il diritto alla detrazione, cosicché l’IVA sulle fatture di acquisto diventa un costo e deve essere sommata al maggior carico fiscale in capo al contribuente;

  • rettifica della detrazione IVA: nel passaggio al regime forfettario sarà necessario rettificare la detrazione IVA per tutti i beni e servizi non ancora ceduti o non ancora utilizzati alla data del 31 dicembre 2018, tra cui le rimanenze di magazzino e i beni strumentali acquistati da non oltre 5 anni (per i beni immobili non oltre 10 anni). Ciò significa che il contribuente si troverà a dover riversare una parte di IVA detratta al tempo di acquisto nella prima Dichiarazione dei redditi dopo il passaggio al forfettario.

    Esempio: per un automezzo acquistato nel 2017, valore 10.000 euro + IVA 22%:

    – IVA = 22% di 10.000 = 2.200 euro

    – rettifica = 2.200 / 5 anni = 440 euro

    – anni da rettificare (2019, 2020 e 2021) = 440 * 3 = 1.320 euro (da riversare alla presentazione della Dichiarazione dei redditi 2019 per l’anno 2018)

Si rammenta, inoltre, che il regime forfettario non consente al contribuente di beneficiare di detrazioni e deduzioni fiscali (carichi di famiglia, spese mediche, spese per ristrutturazioni ecc…). Ciò significa che è opportuno considerare l’importo delle spese che il soggetto ha sostenuto nei 10 anni precedenti e che intende sostenere nei prossimi anni: se rilevanti, infatti, avrebbero un impatto importante sul calcolo dell’imposta dovuta nel passaggio di regime.

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